La diplomazia della parola

Scrivo questo articolo perché sono molto ammirato dalla capacità di Papa Leone IV di redimere le controversie attraverso un linguaggio che ha un tono pacato, orientato allo scopo stesso della comunicazione, assertivo e gentile; un approccio che permette di superare quegli ostacoli spesso derivanti da un approccio verbale ed emotivo che non ha chiaro l'obiettivo.
Questo stile si contrappone alla polarizzazione della comunicazione che sta allontanando persone e popoli sempre di più, trasformando la comunicazione stessa in un muro che impedisce la soluzione di questioni piccole e grandi.
Mi hanno insegnato che, prima di ingaggiare una qualsiasi discussione, occorre chiedere a sé stessi cosa vogliamo ottenere: se si tratta di uno sfogo o una rivalsa, questo non porterà ad altro se non a rendere la comunicazione ancora più complicata e ad allontanare l'interlocutore senza raggiungere un accordo.
La forza di Papa Leone risiede nella "diplomazia della pace disarmata": rispondere a un attacco aggressivo non con una difesa, ma con una dichiarazione di intenti ferma e priva di emozioni reattive. Si tratta di predisporsi nella giusta "postura" per ottenere un obiettivo condiviso nell'ambito di un'interlocuzione.
"Pace disarmata" è l'opposto del termine usato negli ultimi anni, "guerra di pacificazione" ... da quando la guerra ha portato pace? Dopo una guerra c'è sempre uno sconfitto: una parte perde territori, autonomia, libertà e autodeterminazione, e l'altra impone il suo potere e piega la dignità di interi popoli.
In piccolo, succede ogni giorno, in ogni realtà.
Questa non è pace.
Come rispondere?
A livello accademico e sociale esiste il Manifesto di Parole non Ostili, che ha codificato i principi per una comunicazione che non sia un'arma. La tecnica che sto sperimentando con successo è quella di "parlare senza emozioni che fuorviano lo scopo", perché le parole siano ponti, non barriere. Comunicare per raggiungere un accordo senza accontentarsi di un compromesso, nel rispetto delle esigenze di tutte le parti: questa è la soluzione.
Sembra impossibile ma non lo è – non che sia facile, però. L'ho sperimentato con la comunicazione scritta sul lavoro; mi sono chiesto: "cosa voglio ottenere?", "qual è l'esigenza del mio interlocutore?". La risposta, secondo me, è centrare la soluzione è offrire una via percorribile per entrambi, che sollevi le parti dal peso che stanno sostenendo.
La migliore strategia – perché saper comunicare è una questione strategica fondamentale – è la Leadership Gentile.
Non si tratta di essere "deboli", ma di essere assertivi strategicamente, evitando termini o recriminazioni che facciano sentire l'interlocutore sottovalutato, sostituendo una reazione che potenzialmente dà seguito a un'escalation con una proposta di dialogo costruttivo che porti a una buona soluzione per entrambi.
L'attenzione si sposta da "chi fa cosa" (potere) a "come lavoriamo meglio insieme" (efficienza). Questa tecnica vale in tutti gli ambiti della vita: provare per credere.
Una conclusione corretta l'ho trovata in rete: "La soluzione alla polarizzazione e alla demagogia, dove si cerca lo scontro per ottenere consenso, è la pacatezza; è un atto rivoluzionario perché toglie ossigeno al conflitto".
"Se tu non reagisci con la stessa moneta, l'ostilità dell'altro cade nel vuoto, rendendola improvvisamente obsoleta o fuori luogo".
Fonti e riferimenti bibliografici:
- M. B. Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri). Manuale di Comunicazione Nonviolenta per risolvere i conflitti.
- D. Goleman, Leadership emotiva. La forza dell'intelligenza emotiva per guidare con successo.
- Associazione Parole O_stili, Manifesto della comunicazione non ostile. Decalogo per una comunicazione responsabile in rete e offline.
- G. Stratta, Leadership Gentile. Strategie e modelli per una gestione umana e assertiva dei processi lavorativi.
- Archivio Storico Vaticano, Leone IV e la diplomazia pontificia. Studi sul ruolo pacificatore della Chiesa nell'alto Medioevo.